giovedì 8 gennaio 2009

sabato del silenzio

La perla di gran valore è nascosta profondamente.
Come pescatore di perle, o anima mia, tuffati, tuffati nel profondo, tuffati ancora più giù, e cerca!
Forse non troverai nulla la prima volta. 

Come un pescatore di perle, o anima mia, senza stancarti, persisti e persisti ancora, tuffati nel profondo, sempre più giù, e cerca! Quelli che non sanno il segreto, si burleranno di te, e tu ne sarai rattristato. Ma non perdere coraggio, pescatore di perle, o anima mia!
La perla di gran valore è proprio là nascosta, nascosta proprio in fondo. E’ la tua fede che ti aiuterà a trovare il tesoro. Ed è essa che permetterà che quello che era nascosto sia infine rivelato. Tuffati nel profondo, tuffati ancora più giù, come un pescatore di perle, o anima mia, E cerca, cerca senza stancarti.


sabato 10 gennaio 2009


Centro Beato Rosaz

via Madonna delle Grazie 4, Susa

sabato 20 dicembre 2008

IL PRESEPIO Dl GRECCIO

CAPITOLO XXX26122006087

466 84. La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l'impegno, con tutto lo slancio dell'anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo.

467 Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l'umiltà dell'Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro.

468 A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore.

C'era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: "Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello". Appena l'ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l'occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.

469 85. E giunge il giorno della letizia, il tempo dell'esultanza! Per l'occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s'accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l'asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.

Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia.

Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l'Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima.

470 86. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di amore celeste lo chiamava "il Bambino di Betlemme", e quel nome "Betlemme" lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva "Bambino di Betlemme" o "Gesù", passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole.

Immagine-1 050 Vi si manifestano con abbondanza i doni dell'Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l'avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia.

471 87. Il fieno che era stato collocato nella mangiatoia fu conservato, perché per mezzo di esso il Signore guarisse nella sua misericordia giumenti e altri animali. E davvero è avvenuto che in quella regione, giumenti e altri animali, colpiti da diverse malattie, mangiando di quel fieno furono da esse liberati. Anzi, anche alcune donne che, durante un parto faticoso e doloroso, si posero addosso un poco di quel fieno, hanno felicemente partorito. Alla stessa maniera numerosi uomini e donne hanno ritrovato la salute.

Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore, e sopra il presepio è stato costruito un altare e dedicata una chiesa ad onore di san Francesco, affinché là dove un tempo gli animali hanno mangiato il fieno, ora gli uomini possano mangiare, come nutrimento dell'anima e santificazione del corpo, la carne dell'Agnello immacolato e incontaminato, Gesù Cristo nostro Signore, che con amore infinito ha donato se stesso per noi. Egli con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna eternamente glorificato nei secoli dei secoli. Amen.[...]

venerdì 12 dicembre 2008

8 dicembre, festa dell’Immacolata

“Ave, signora, santa regina, santa Madre di Dio, Maria” (F.F 259)

Grande era la devozione di Francesco alla nostra Madonna, alla quale affidò in modo particolare l’Ordine.

“Francesco circondava di un amore indicibile la Madre di Gesù, perché aveva reso nostro fratello il Signore della maestà. A suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere, offriva affetti tanti e tali che lingua umana non potrebbe esprimere. Ma ciò che maggiormente riempie di gioia, la costituì Avvocata dell’Ordine e pose sotto le sue ali i figli, che egli stava per lasciare, perché vi trovassero calore e protezione sino alla fine.

Orsù, Avvocata dei poveri! Adempi verso il tuo ufficio di Protettrice fino al tempo stabilito dal Padre. (F.F786).

Anche nella nostra Chiesa dedicata a Francesco è sempre stata molto viva la devozione a Maria. D'altra parte nella famiglia francescana è sempre stato vivissimo l'amore a Maria, contemplata nella sua "innocenza" donatale da Dio. Pensiamo per esempio a san Massimiliano Kolbe. Nella cappella di destra, dove sono stati restaurati recentemente i dipinti di S. Paolo, S. Pietro e i quattro Evangelisti, si trova una statua dell'Immacolata che il caro p. Giacomo Lanteri aveva fatto ripulire, collocando anche ai piedi della statua lo stemma francescano. Questo era stato ritrovato per caso nel boschetto del convento, accanto al berseau che i terziari stavano ristrutturando. Durante le feste dedicate a Maria, i fedeli e i francescani tutti presenti in valle, si sono sempre ritrovati all’altare di Maria per celebrare le lodi, il rosario a Maria Vergine e Madre, rispondendo all’invito di Francesco di amare con indicibile amore la Madre di nostro fratello Gesù e di sentire la sua materna protezione.

lunedì 8 dicembre 2008

silenzio e preghiera

Se prendiamo come nostra guida il più antico libro di preghiera, il libro dei Salmi, notiamo due principali forme di preghiera. Uno è un lamento, un grido di aiuto. L’altro è di ringraziamento e lode a Dio. Ad un livello più nascosto c’è un terzo tipo di preghiera, senza domande o più esplicite espressioni di lode. Nel Salmo 131, ad esempio, non c’è altro che tranquillità e fiducia: “Io sono tranquillo e sereno … spera nel Signore, ora e sempre.”

A volte la preghiera diventa silenziosa. Una tranquilla comunione con Dio si può trovare senza parole. “Io sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre” Come un bambino soddisfatto che ha smesso di piangere ed è nelle braccia della madre, così può “stare la mia anima” in presenza di Dio. La preghiera allora non ha bisogno di parole, forse neppure di pensieri.

Rimanendo nel silenzio, confidiamo e speriamo in Dio. Un salmo ci suggerisce che il silenzio è perfino una forma di lode. Siamo soliti leggere all’inizio del Salmo 65: “A te si deve lode, o Dio”. Questa traduzione segue il testo greco, ma effettivamente il testo ebraico dice: “Il silenzio è lode a te, o Dio”. Quando le parole ed i pensieri si fermano, Dio è lodato in un silenzio di stupore e ammirazione.

ecco alcune proposte che partono dal convento di Susa e arrivano a tutti voi: il sabato del silenzio!

sabato 13 dicembre 2008

Il luogo sarà il Centro Beato Rosaz, via Madonna delle grazie, 4 Susa

E' possibile arrivare al Centro già alla sera del venerdì

mercoledì 1 ottobre 2008

... era il 3 Ottobre 1226

ciao
questo blog tace da troppo tempo...tutti in ansia per le sorti del convento di Susa, tutti a sperare, a pregare, così questo blog è rimasto sospeso come in a
ttesa...ma non ci siamo dimenticati di voi...tanto meno delle attività che la realtà di Susa può proporre e ... proporrà!

venerdì 3 ottobre
presso il convento San Francesco in Susa verrà celebrato dalle ore 17.30 il "transito di San Francesco" insieme a Padre Mario.

sabato 4 ottobre

Per la festa di S. Francesco di Assisi ecco il programma:


9,00 ACCOGLIENZA al Centro Beato Rosaz

9,30 PREGHIERA nella Chiesa di S. Francesco

10,00 CELEBRAZIONE EUCARISTICA nella Chiesa di S. Francesco

11,00 ADORAZIONE EUCARISTICA presso la Cappella B. Rosaz

12,15 PREGHIERA MARIANA DELL'ANGELUS

12,30 PRANZO presso Centro B. Rosaz

15,00 presso la chiesa e il convento di san Francesco avrà luogo il Convegno"S. Francesco Ritrovato"


Siete tutti invitati a partecipare per vivere insieme questa festa
vi aspettiamo!
gli amici di San Francesco

Transito

Dal palazzo del Vescovo di Assisi, dove allora dimorava, chiese che lo portassero a Santa Maria della Porziuncola; voleva rendere a Dio lo Spirito della vita, là dove aveva ricevuto lo Spirito della grazia. A metà strada, all’ospedale di San Salvatore, cecuziente com’era, si fece voltare sulla barella con la faccia verso Assisi e sollevandosi un poco, benedisse la sua città. Giunto alla Porziuncola si fece deporre sulla terra nuda, nascondendo con la mano sinistra la piaga sul costato e di lì spogliato dalle vesti di sacco, alzò come sempre il volto al cielo, tutto intento con lo Spirito a quella gloria, Disse ai fratelli:”io ho fatto il mio dovere, Cristo vi insegni a fare il vostro”. Voleva essere conforme in tutto a Cristo Crocifisso che, povero e sofferente, era rimasto appeso nudo sulla croce. E verace imitatore di Cristo suo Dio in tutto, amò fino alla fine tutti i fratelli e figli, che aveva amato fin dal principio. Fece adunare tutti i fratelli presenti nel luogo e li esortò con affetto di padre all’amore di Dio. Parlò a lungo della pazienza, dell’osservanza di Madonna povertà, raccomandando più di altra regola il Santo Vangelo. Tutti i fratelli gli stavano intorno; egli stese sopra di loro le mani intrecciando le braccia a forma di croce, un gesto che egli tanto amava, e li benedisse presenti e futuri, nella potenza e nel nome del Crocifisso. Si fece poi portare del pane, lo benedisse, lo spezzò ed a ciascuno nè diede un pezzo da mangiare. Volle anche gli portassero il libro dei Vangeli e chiese gli leggessero quel brano di Giovanni che inizia: “Prima della festa di Pasqua”. Lo fece in memoria di quell’ultima e santissima cena che il Signore aveva celebrato con i suoi discepoli e per dimostrare ai fratelli la sua tenerezza d’amore. Passò in inni di lode i giorni successivi, invitando i compagni prediletti a lodare con lui il Cristo. Invitava pure tutte le creature alla lode di Dio e con certi versi poetici, già altra volta composti, le esortava al Divino Amore. E perfino la morte, a tutti terribile ed odiosa esortava alla lode. Le correva dietro incontro, invitandola: “Ben venga mia sorella morte!”Diceva ai fratelli:” Quando mi vedrete sul punto di spirare, deponetemi sulla terra nuda come l’altro ieri e morto che sia, lasciatemi giacere così, per il tempo che ci vuole a percorrere comodamente un miglio di strada. E come gli fù possibile proruppe in quel salmo:”con la mia voce al Signore grido aiuto, con la mia voce supplico il Signore”.Lo disse fino al versetto finale:”Strappa dal carcere la mia vita, perchè io renda grazia al Tuo nome. I giusti mi fanno corona quando mi concederai la tua grazia”.Giunse infine la sua ora ed essendosi compiuti in lui tutti i misteri di Cristo, se ne volò felicemente a Dio. Le allodole, che sono amiche della luce ed han paura del buio della sera, pure essendo già imminente la notte, vennero a grandi stormi sopra il tetto del luogo e roteando a lungo con insolito giubilo,resero testimonianza alla gloria del Santo che tante volte le aveva invitate a lodare Dio. Era il 3 Ottobre 1226,di Sabato. A laude di Cristo. Amen

mercoledì 21 maggio 2008

Camminare piano verso una fontana!

Arrivare alla fine del mese di maggio è sempre una corsa!! ...Esami, lavoro, prime Comunioni, Cresime, chiusure di certe attività prima delle vacanze estive, verifiche, compiti, maturità che non tarderà ad arrivare, università... Per dirla in una parola: SIAMO STANCHI E STRESSATI!!!

“Buongiorno!” disse il piccolo Principe.
“Buongiorno!” disse il mercante.
Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.
“Perché vendi questa roba?” disse il piccolo Principe.
“E’ una grossa economia di tempo”disse il mercante. “Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano 53 minuti alla settimana”.
“E che cosa se ne fa di questi 53 minuti?”
“Se ne fa quello che si vuole...”
“Io - disse il Piccolo Principe - se avessi 53 minuti da spendere, camminerei pian piano verso una fontana...”. (Saint-Exupéry).

Di quale "FONTANA" si tratta?....
Di Cristo Gesù che è l’unico che disseta l’uomo, qualsiasi uomo nelle sue tante attività: "Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: 'Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno'. Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non c'era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato" (Giovanni 7, 37-39).